(Jennypranz)
In un’epoca in cui tutto diventa virale prima ancora di essere compreso, mi ha colpito il post del Maestro Bruno Lanza, uno degli intellettuali capaci di affondare il pensiero, come una lama, nella realtà e restituircelo con poesia e lucidità. Il suo riferimento al brano “Rita Rita”, che in questi giorni rimbalza sui social, ha scatenato in me riflessioni che meritano di essere condivise.
Non conosciamo l’autore, né chi presti la voce a questa canzone. Ma questo mistero ne aumenta quasi la forza simbolica. “Rita Rita” è chiaramente dedicata alla figura di Rita De Crescenzo, presenza costante e divisiva del panorama web, rappresentazione vivente di un’ignoranza esibita e festosa, che paradossalmente riesce ad attrarre più di qualunque discorso articolato.
Bruno Lanza ci spinge a guardare oltre il fenomeno. Ci ricorda che forse è meglio un’ignoranza dichiarata, che non finge di essere cultura, rispetto a quella silenziosa e infida, che oggi governa. È più pericolosa la superficialità urlata o la competenza presunta di chi prende decisioni senza comprendere, manipola senza empatia, guida popoli con lo sguardo di chi non sa ascoltare? Siamo forse marionette di una sottocultura che ci viene servita in forma di leggerezza, ma che sotto cela una regressione pericolosa? Abbiamo smesso di riconoscere l’intelligenza e il merito, perché ci accontentiamo di ciò che intrattiene, anche quando ci umilia?
Ecco perché la riflessione di Lanza va salvata, ripresa, studiata. Perché ci ricorda che l’intellettuale non è quello che pontifica, ma chi svela. E oggi c’è bisogno di chi ci scuota con delicatezza, ma ci svegli con forza.
Forse “Rita Rita” è solo un gioco. O forse è lo specchio in cui non vogliamo guardarci. Ma la domanda resta: preferiamo davvero ridere dell’ignoranza che balla, pur di non accorgerci dell’ignoranza che comanda?
(Jennypranz)