MAG49 (Museo Artistico Grossi): DOVE IL NULLA DIVENTA FORMA




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(Jennypranz)


Ieri, 21 aprile 2026, Napoli ha assistito a qualcosa che va oltre la semplice apertura di uno spazio espositivo. In Salita Tarsia 62 ĆØ stato inaugurato il MAG49 – Museo Artistico Grossi, un luogo che si inserisce con decisione nel tessuto culturale della cittĆ  come presidio di ricerca, formazione e confronto, capace di mettere in relazione arte, pensiero e comunitĆ .

La Sala Parthenope, completamente colma, restituiva la misura concreta dell’attesa e dell’interesse che hanno accompagnato questo progetto. La conduzione della Dott.ssa Marianastasia Lettieri, rigorosa e puntuale, ha dato ordine e profonditĆ  all’incontro, accompagnando gli interventi della Prof.ssa Maria Pia Musella, del Dott. Walter Memmolo e del Dott. Fulvio Battista, ciascuno portatore di un contributo specifico e coerente con la visione del museo.

 Il collegamento del critico d’arte Alberto Moioli ha ulteriormente ampliato la prospettiva, inserendo l’opera del Maestro in un contesto critico più ampio. Particolarmente significativa la cerimonia di intitolazione della sala “A. Masullo”, avvenuta alla presenza del figlio del filosofo: un momento denso, non solo simbolico, ma profondamente coerente con l’identitĆ  del MAG49, che si riconosce proprio nell’incontro tra pratica artistica e riflessione filosofica. A concludere l’evento, l’intervento del Prefetto di Napoli, S.E. Michele di Bari, che si ĆØ distinto per un discorso di alto profilo culturale e istituzionale: non una semplice chiusura formale, ma una riflessione articolata sul ruolo dei luoghi della cultura come strumenti di coesione civile, sulla responsabilitĆ  delle istituzioni nel sostenere processi di crescita condivisa e sulla funzione dell’arte come linguaggio capace di generare consapevolezza collettiva. 

Un intervento che ha restituito al museo una dimensione non solo artistica, ma anche pubblica e sociale.

Al centro di tutto, naturalmente, la figura del Maestro Luigi Grossi. Artista formatosi al di fuori dei circuiti accademici, nelle botteghe artigiane napoletane, Grossi ha sviluppato in oltre sessant’anni di attivitĆ  una ricerca coerente e riconoscibile, fondata su un rapporto diretto e fisico con la materia. I suoi cicli, da “I colori del nulla” a “I volumi del nulla”, da “Vibrazioni materiche” a “In principio era la linea”, fino a “Aria, Semi, Terra” e “Le comete vulcaniche”, delineano un percorso che non segue mode nĆ© correnti, ma procede per necessitĆ  interna, per approfondimento continuo.

O La sua produzione non si presta a una lettura superficiale o illustrativa: si costruisce per stratificazioni, per addensamenti e sottrazioni, imponendo uno sguardo che deve adattarsi all’opera, e non viceversa. In questo senso, ogni lavoro di Grossi ĆØ meno un’immagine da decifrare e più un campo in cui si depositano tensioni, equilibri e fratture. 

Il suo percorso espositivo lo ha portato in sedi di rilievo come il PAN, il Castel Nuovo, il Palazzo Reale e la Reggia di Caserta, mentre le sue opere sono oggi presenti in contesti istituzionali quali la Banca d’Italia di Napoli, il Consiglio Regionale della Campania, Villa Campolieto, il CaffĆØ Greco di Roma, il Museo Palizzi e il Museo ARCA. Tra i lavori che hanno suscitato particolare attenzione anche in occasione di questa inaugurazione, spicca la sua rivisitazione della "Tavola Strozzi", intervento che dimostra la capacitĆ  dell’artista di confrontarsi con l’iconografia storica senza limitarvisi, ma rielaborandola in chiave contemporanea, restituendole una nuova tensione visiva e concettuale. Il MAG49 nasce come naturale approdo di questo lungo percorso.

 Non un contenitore statico, ma uno spazio operativo, pensato per accogliere attivitĆ  didattiche, laboratori, incontri e residenze artistiche. Un museo che si propone come luogo di attraversamento, aperto tanto agli studiosi quanto alle famiglie, capace di mettere in relazione generazioni e linguaggi differenti. In questo quadro si inserisce l’incontro tra Luigi Grossi e il filosofo Aldo Masullo, uno degli snodi più significativi della sua vicenda artistica.

 Non si tratta di un rapporto accessorio, ma di un confronto autentico, documentato anche nel catalogo “Davanti al colore”. Durante la serata, lo stesso Grossi ha ricordato con leggerezza e ironia i primi contatti con Masullo, raccontando un episodio che ha strappato sorrisi al pubblico e che ha restituito la dimensione umana di un incontro destinato poi a diventare centrale.

 Il punto di convergenza tra i due ĆØ rappresentato dal concetto di “nulla”. Per Masullo, il nulla ĆØ la condizione originaria del sentire, ciò che precede ogni forma. Per Grossi, questo stesso nulla prende consistenza nella materia: non come vuoto, ma come elemento che attraversa l’opera, che la struttura e la mette in tensione. 

Ne deriva un linguaggio in cui pieno e vuoto non si oppongono, ma coesistono, definendosi reciprocamente. Il MAG49 si colloca esattamente in questa linea: come spazio in cui l’arte non viene isolata, ma messa in relazione con il pensiero, con la didattica, con la vita quotidiana. Un luogo che si inserisce nel contesto napoletano con una funzione precisa, contribuendo a rafforzare la rete culturale della cittĆ . L’inaugurazione di ieri segna quindi l’inizio di un percorso che si preannuncia ricco e articolato.

 L’invito ĆØ rivolto alla cittadinanza, agli studiosi, agli appassionati e a chiunque voglia avvicinarsi a una proposta culturale solida e non convenzionale: il MAG49 ĆØ uno spazio da visitare, conoscere e frequentare, un nuovo punto di riferimento per chi crede che l’arte possa ancora essere uno strumento concreto di crescita e di confronto.

E, se mi ĆØ concesso un pensiero personale, ciò che resta, oltre la cronaca e oltre le parole, ĆØ una sensazione difficile da trattenere: quella di aver sfiorato qualcosa di autentico. Nelle opere del Maestro Luigi Grossi ho percepito una densitĆ  che non si esaurisce nella superficie, come se ogni strato custodisse un passaggio, un attrito, una decisione rimasta lƬ, visibile e insieme trattenuta. Non c’ĆØ compiacimento, non c’ĆØ ricerca di effetto: c’ĆØ piuttosto una coerenza ostinata, quasi severa, che tiene insieme tutto il suo percorso. 

E allora si comprende che la sua arte non nasce per compiacere lo sguardo, ma per metterlo in difficoltĆ , per spostarlo, per costringerlo a rinegoziare continuamente il proprio punto di vista. In questo senso, Grossi non costruisce semplicemente opere, ma lascia tracce di un attraversamento umano, segni concreti di una ricerca che continua, senza concessioni. 

Guardando quelle superfici, si ha quasi l’impressione che Napoli stessa, con le sue ferite, le sue luci, le sue contraddizioni, trovi una forma, si raccolga, si riconosca. Ed ĆØ forse qui che risiede la grandezza del Maestro: nell’aver saputo trasformare la materia in esperienza, senza mai tradire la sua origine, senza mai perdere il contatto con ciò che ĆØ essenziale. Resta, alla fine, una consapevolezza più sobria ma più incisiva: siamo di fronte a un lavoro che non si lascia archiviare, che continua a lavorare dentro chi guarda anche dopo esserne uscito. Ed ĆØ proprio in questa persistenza, in questa capacitĆ  di non chiudersi, che si misura il valore più profondo della sua opera.

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