Theo Bartolomeo Di Giovanni, un poeta fuori dagli schemi




Ciao Theo, ci conosciamo da un po' di anni ed insieme facciamo parte dell'associazione MenteCuore. Tu rivesti il ruolo di consigliere. Vuoi raccontare a chi ci legge com'è nata l'idea di mettere in piedi un'associazione culturale?

 

Una  sera ,a cena,  parlando con Bruno Lanza,  il grande Bruno Lanza ,lo voglio dire con cognizione,  c'era Stefania Russo,  la presidente del premio Baiano in versi e della  Fontana del cuore, abbiamo deciso di creare una  associazione culturale, chiaramente era  presente l'autrice di questo articolo, a cui vanno tutti  i  miei ringraziamenti.


Cosa rappresenta per te l'associazione culturale?


 Un'associazione culturale deve intanto diffondere la cultura, e per cultura intendo il patrimonio che già possediamo, ma   anche quello ad veniente, ovvero nuove proposte di espressione dei Saperi.  Un'associazione,  oggi come  la vedo io, deve proporre  innovazione,  fare insorgere quelli  che sono i sogni, le idee,  i pensieri di ciascun membro. Bisogna  dare la possibilità di creare una rete di comunicazione, di creare sinergie. "Associazione" il vocabolo stesso lo dice,  deve creare socializzazione e non  gruppi  dissonanti.


Ecco,  io sogno un'associazione innovativa,  non solo di scrittura ma anche di performance,  di comunicazione,  di temi sociali,  di letteratura antica e di letteratura medievale,  moderna,  contemporanea, quindi un confluire di quelli che sono le forme della conoscenza,  e per questo ci vuole umiltà,  ci vuole continuo studio.

Theo, nal Premio Baiano "Mentre il treno va" organizzato dall'associazione MenteCuore, sei il Direttore artistico della sezione poesia: che significa essere poeta nella società odierna?


Questa è una domanda che ha un duplice significato, poesia  vuol dire creare, ma si crea sempre  con alcune regole necessarie,   per esempio la chimica, la fisica,  si basano su regole, se ci improvvisassimo  chimici e fisici potremmo creare danni, così vale per la cultura.

 La  poesia ha bisogno di  rigore, severità, spietatezza verso sé stessi e soprattutto denudarsi.

 In  questi anni dove sui social imperversano diagnosi,  tutti sono diventati sociologi, psicologi,  psichiatri, leggendo qualcosa di  "triste "  appiccicano una diagnosi.

 La vita è costituita di alti e bassi,  di luce , di buio  non nell'accezione negativa del termine,  ma come momento di riflessione,  scendere in quelle parti dove quotidianamente non lo facciamo,  quindi  abbiamo bisogno di volontà e ritagliarci un margine di tempo per riflettere, capire.

Il poeta dona sé stesso al mondo,  però  vedo  delle guerre intestine tra quelli che si definiscono poeti , che si auto celebrano,  il poeta non deve sapere di essere tale, cioè non deve considerare che scrivere  coincida con la  poesia, o  perché deve pubblicare una raccolta;il poeta scrive perché sente l'esigenza di farlo.


E  come  vivi il tuo essere poeta?


Io  non mi definisco  poeta, mi percepisco  un  amante della poesia un amante della prosa, ricerco,  studio,  invento  termini e nuove forme di comunicazione.

 La poesia non è un nuovo stile di comunicare,   ma  è possibile creare nuove tecniche  considerando sempre quelle storiche,  che sono imprescindibili dai versi.

 Il linguaggio cambia, si evolve,  dobbiamo sicuramente stare al passo con i tempi e avvicinarci, quantomeno, a coloro che vogliono  comprendere, quindi talvolta noi cambiamo stile per  esigenza sociale, ed è giusto sia cosi.


So che hai pubblicato diversi libri e sono arrivati in giro per il mondo.



Sì, ciò che scrivo è arrivato  in Messico,  in  Bielorussia,  Macedonia,  Israele,  Siria, Romania, Ungheria, e ringrazio sempre i membri del Consejo Nacional des Escritores Indipendentes di Città del Messico, il mio grazie al collega Calogero La Vecchia e la scrittrice e traduttrice Olga Ravchenko, e al  compianto prof. Kenoby Dema, un inciso è doveroso: non ho mai pagato una traduzione, ho ricambiato con gli articoli e l'inserimento su  Wikipoesia, un grazie caloroso va al dott. Renato Ongania, esperto di Semiotica e Vessillologia.

Tutto ciò mi  ha reso felice perché sono venuto a contatto con nuove realtà, nuove  possibilità di comunicare,  di confronto, ma  non mi sono mai sentito importante o il chissà chi, come si dice a Palermo: U cacocciulu ra situaziuoni (il carciofo della situazione). 

Vivo la mia condizione di fare poesia a piedi scalzi ecco perché scalzo 44, battesimo ricevuto dal prof. Luigi Montanino, docente e artista partenopeo, 44 è il numero delle scarpe che indosso, 'ho detto più volte,   siccome sono scalzo, lascio una impronta della  misura 44.

Io voglio nutrirmi di quello che sento, dai piedi al petto alla testa.

Menotti Lerro mi ha anche inserito nel movimento internazionale dei Poeti Empatici, ai quali, il Nobel Jon Fosse ha inviato un video di congratulazioni.

 Qualche giorno fa ho scoperto che ho ricevuto un riconoscimento per un libro a me caro:  Alexander und Dedalus,  dove si racconta la  realtà in versi di  un grande  innamoramento che vivo in modo platonico, l'altra persona è consapevole di questo,  in parte condivide con grande affetto e stima, poi non si sa, il futuro ha sempre delle sorprese.



 In associazione voglio portare la mia esperienza che deve  confrontarsi con altre esperienze,  certamente fa piacere quando vieni letto,  capito e apprezzato, non lo dobbiamo negare, 

 però, confrontandomi, la settimana scorsa con una amica psicologa, mi disse che il mondo Poetico è anche pericoloso, perché ha notato che ci sono invidie, che ci sono, addirittura, dei deliri di onnipotenza, ciò  è grave.

Quando un artista non è consapevole del delirio di onnipotenza crea danni. 

  

La  storia ci racconta che ce ne sono stati,  infatti tendo sempre a studiare la biografia, per quanto,  sia vera,  di un autore , perché voglio rendermi conto chi sto leggendo,  se è  stato un "delirante"  sicuramente non lo voglio degnare di lettura. 

Abbiamo  creato  il pensiero schizofrenico,  cioè il prodotto è una cosa la vita privata ne è un altra, invece  il poeta deve essere coerente con  ciò che scrive e con la sua esperienza di vita. il genio va  riconosciuto,  bisogna che si  riconoscano le sue  doti, ma  fatico a riconoscere le doti  di persone che hanno paura,  che non affrontano, che scappano,  che non hanno il coraggio di raccontarsi, questo  non mi piace,  non mi piace nel mondo della poesia, nel mondo della cultura.


E nell'ambito filosofico?

 

  Per quanto riguarda la filosofia, rispondo come la poesia:  continua ricerca, non c'è mai una risposta definitiva,  io da ermeneuta e posso affermarlo perché  ho una laurea  filosofia, esigo da me stesso rigore e disciplina,  prima di essere chicchessia sono  un uomo, ovvero, gadamerianamente parlando, sono il pretesto prima del testo.


Cosa pensi dell'amore?

 


Stiamo vivendo un periodo difficile, crisi dei  valori,   crisi sociale cruenta,  crisi delle relazioni, un Ti Amo lo si rinnova in meno di due anni a persone differenti.

L'Amore è un incontro tra due che vogliono crescere insieme affrontando le strade della vita, allora che l'amore si rivela, la passione si deturpa, ma subentra qualcosa che va oltre la fisicità.


Le ragioni del cuore che la mente non sa! Grazie Theo per questa intervista.

 

Io ti ringrazio dal profondo del  cuore per questo spazio concessomi, e che sia un arrivederci.