(Jennypranz)
Certe serate non si limitano a svolgersi: accadono. E quando accadono, lasciano nell’aria una traccia sottile, quasi musicale, come una nota lunga che non si spegne. È ciò che si è respirato nel Palazzo Baronale di Villaricca, cornice austera e insieme viva, in occasione della presentazione del libro “Pino Mauro – The Voice”, scritto da Franco Cortese.
Non è stata una semplice presentazione editoriale. È stata, piuttosto, una restituzione collettiva di memoria, identità e appartenenza. Il protagonista, Pino Mauro, non è soltanto un nome inciso nella storia della canzone napoletana: è una voce che ha attraversato generazioni, portando con sé il peso e la grazia di una Napoli autentica, popolare nel senso più alto del termine.
Una voce che non si è mai piegata al tempo, ma che al tempo ha imposto un ritmo. Una voce che non canta soltanto: racconta, consola, scuote, accarezza. E la sua presenza, viva, concreta, emozionante, ha trasformato la serata in qualcosa di irripetibile. Pino Mauro c’era. Non come simbolo lontano, ma come uomo tra la sua gente. E nel suo sguardo, ancora acceso, ancora fiero, si leggeva tutto: la strada fatta, le battaglie vinte, l’amore ricevuto e restituito senza mai risparmiarsi. Franco Cortese, autore dell’opera, ha saputo compiere un gesto raro: non limitarsi a raccontare, ma ascoltare.
E da quell’ascolto profondo è nato un libro che non è solo biografia, ma narrazione emotiva, quasi confidenziale, di un artista che ha fatto della verità il suo timbro distintivo. Il Palazzo Baronale, con le sue pareti cariche di storia, sembrava partecipare in silenzio. Come se ogni pietra fosse consapevole di assistere a qualcosa che va oltre la cronaca: un passaggio di testimone tra epoche, tra suoni, tra uomini. Alla presenza del sindaco e di rappresentanti delle istituzioni, la serata ha assunto un valore ancora più significativo. Non una formalità, ma un riconoscimento autentico. Un gesto pubblico verso un artista che non ha semplicemente cantato Napoli, ma l’ha custodita, difesa, resa eterna.
E poi le presenze che contano, quelle che non hanno bisogno di presentazioni, ma di rispetto. Tra queste, Bruno Lanza, la cui sensibilità artistica e umana ha impreziosito ulteriormente un contesto già denso di significato. Gli interventi si sono alternati come in una partitura: parole, ricordi, accenti personali.
Ma ciò che emergeva, sopra ogni cosa, era la centralità dell’uomo Pino Mauro. Non solo l’interprete, non solo l’artista, ma una figura monumentale, quasi sacrale, capace di incarnare una tradizione senza mai irrigidirla, rendendola invece viva, pulsante, necessaria. Pino Mauro è, a tutti gli effetti, una colonna sonora dell’anima napoletana. Un interprete sontuoso, viscerale, irripetibile. Un artista che non ha mai ceduto alla superficialità, restando sempre fedele a una cifra espressiva alta, nobile, profondamente identitaria. La sua voce è materia, è carne, è storia.
È una voce che non si ascolta soltanto: si riconosce. E proprio per questo, nel corso della serata, è emersa, come un desiderio condiviso, come un’idea che chiede di diventare realtà, la speranza che la giunta, insieme al sindaco, possa accogliere una proposta dal valore simbolico straordinario: la realizzazione di un murales che ritragga Pino Mauro abbracciato a Sergio Bruni. Sarebbe molto più di un’opera visiva. Sarebbe un atto d’amore. Un ponte tra due giganti, due anime che hanno dato voce a Napoli con dignità, passione e verità. Un abbraccio che diventerebbe eterno, inciso nei muri e nella memoria collettiva.
Un segno tangibile per le nuove generazioni, affinché comprendano da dove vengono certi suoni, certe emozioni, certe radici. Perché Napoli ha bisogno di simboli veri. E Pino Mauro, accanto a Sergio Bruni, rappresenterebbe una continuità luminosa, una linea ininterrotta di autenticità. “ ‘A voce ”, a Napoli, non è solo un mezzo. È identità. È storia. È appartenenza. E Pino Mauro, quella voce, non l’ha mai tradita.
Il libro di Franco Cortese diventa così più di un omaggio: è un ponte. Tra ciò che è stato e ciò che continuerà a essere. Tra chi ha cantato e chi continuerà ad ascoltare. E mentre la serata si chiudeva, con quella lentezza tipica degli eventi che non si vorrebbero lasciare andare, restava una certezza: alcune voci non finiscono. Si trasformano in memoria. E la memoria, quando è vera, canta per sempre.
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