(Jennypranz)
Ve lo dico subito: al Museo Filangieri non ci entrate da soli.
Anche se andate senza guida, senza audioguida, senza nessuno… tranquilli: qualcuno vi accompagna lo stesso. Appena varcate la soglia del Palazzo Como, succede una cosa strana. Sentite come una presenza elegante, discreta… uno di quei signori d’altri tempi che si fa notare. E infatti, dopo due passi, quasi vi viene da dire:
“Principe, siete voi?”
E lui, Gaetano Filangieri, sembra rispondervi senza parlare:
“Camminate, guagliù… mo ve faccio vedé cher’è ‘a bellezza.”
E voi camminate.
La prima emozione vi arriva addosso: le armature.
Non sono fredde, non sono mute. Vi guardano.
E voi le guardate.
E per un attimo, giuro, un attimo solo, vi sentirete pure voi dei cavalieri, di quelli che combattevano non per gloria, ma per qualcosa di più grande.
E mentre vi perdete in questi pensieri, lui, il Principe, sembra sussurrarvi:
“Vedete? Non sono oggetti. Sono storie. E le storie, se le ascoltate, diventano vostre.”
Poi passate oltre.
Una teca, un dipinto, un tessuto antico… e ogni volta è come se qualcuno vi toccasse leggermente la spalla: “Fermatevi un attimo… guardate meglio.”
E voi vi fermate davvero. Perché qui non avete fretta.
Qui il tempo non è tempo... C’è un momento preciso, non so dirvi dove, non so dirvi quando, in cui succede qualcosa di ancora più forte. Non state più guardando il museo.
È il museo che sta guardando voi.
E allora vi viene quasi da parlare ad alta voce:
“Principe, ma davvero avete messo insieme tutto questo… per noi?”
E lui, con quella calma antica, sembra rispondere:
“Non per voi… con voi. Perché la bellezza esiste solo se qualcuno la sente.”
E in quel momento capirete.
Non siete in visita.
Siete stati invitati.
(Parte I)
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