Alla mia cara e dolce Angelina, la mia mamma.
Ci sono date che non sono semplicemente giorni sul calendario. Sono ferite che il tempo non cancella, ricordi che continuano a respirare dentro di noi, assenze che nessuna parola potrà mai colmare.
Il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, per me è anche il giorno in cui, sei anni fa, la mia mamma ha lasciato questa terra per tornare al cielo.
Difficilmente parlo di me, dei miei sentimenti più intimi, dei dolori che appartengono alla mia anima. Ma oggi sento il bisogno di raccontare la storia di una donna straordinaria. Una donna che ha attraversato la vita con coraggio, affrontando sacrifici, sofferenze e prove che avrebbero piegato chiunque.
Si chiamava Angelina. E per me, ancora oggi, è il mio angelo.
A soli diciassette anni salì su una nave, dal porto di Napoli, per affrontare più di ventidue giorni di traversata verso il Brasile. Andava incontro a una nuova vita, raggiungendo il mio papà, partito per lavoro, portando con sé un bambino di appena un mese: mio fratello Nello.
Quanta forza poteva esserci in una ragazza così giovane! Quanto coraggio, quanta fiducia nella vita, quanto amore!
Ha cresciuto tre figli, donando loro un'educazione esemplare, insegnandoci il valore della famiglia, il rispetto, la dignità e la capacità di affrontare le difficoltà senza perdere la propria umanità.
La vita, però, non le ha risparmiato il dolore. Ha conosciuto la sofferenza di perdere un figlio, il mio caro fratello Nello, che l'ha preceduta nel viaggio verso l'eternità. Eppure, anche attraverso le prove più dure, la sua forza è rimasta una testimonianza silenziosa di amore e di resilienza.
Mamma era francescana, come me. Eravamo entrambe terziarie francescane, unite da quella fede semplice e profonda che ci legava a San Francesco, alla sua umiltà, alla sua spiritualità, al suo amore per ogni creatura.
E forse non è un caso che proprio il 4 ottobre, nel giorno dedicato al nostro Santo, lei abbia concluso il suo cammino terreno.
Erano le tre del mattino del 4 ottobre 2020.
Ero con lei, nella sua camera da letto. Le avevo tenuto la mano per tutta la notte. Le leggevo il Transito di San Francesco, accompagnandola con la preghiera, e cantavo per lei Dolce sentire, quella melodia che parla di un amore capace di riconoscere la presenza di Dio in ogni cosa.
Eravamo soltanto io e lei.
In quella stanza il mondo sembrava essersi fermato. C'era il silenzio, c'era la preghiera, c'era la mia mano stretta alla sua. E c'era tutto l'amore di una vita.
Non l'ho lasciata sola nemmeno per un istante.
Le sono stata accanto fino alla fine, tenendole la mano, come lei aveva tenuto la mia quando ero bambina.
Negli ultimi anni, la donna forte che mi aveva cresciuta era diventata fragile. La malattia aveva cambiato il suo corpo, le sue forze, le sue abitudini. E io, che da lei avevo ricevuto tanto, mi sono ritrovata a prendermi cura di lei quasi come fosse mia figlia.
È stato un percorso doloroso, ma anche un dono immenso.
Perché amare significa anche questo: restituire, con la propria presenza, almeno una parte di tutto ciò che si è ricevuto. Significa esserci quando la vita diventa difficile, quando le parole non bastano, quando una mano da stringere vale più di qualsiasi discorso.
Oggi, a sei anni dalla sua scomparsa, porto dentro di me la tristezza di quella perdita, ma anche una profonda gratitudine.
Posso dire, con il cuore sereno, di aver fatto tutto ciò che potevo come figlia.
Non l'ho abbandonata. Non le ho fatto mancare la mia presenza. Le ho donato il mio tempo, le mie cure, la mia voce e la mia mano, fino al suo ultimo respiro.
E questo è un dono che custodirò per sempre.
Mi manca, mamma. Mi manca la tua voce, mi manca la tua presenza, mi manca quella certezza che soltanto l'amore di una madre sa dare. Ci sono giorni in cui vorrei ancora poterti raccontare le mie cose, chiederti un consiglio, ritrovare nei tuoi occhi quella dolcezza che mi ha accompagnata per tutta la vita.
Ma oggi, nel giorno di San Francesco, voglio immaginarti nella luce, libera da ogni sofferenza, finalmente riunita al tuo Nello, avvolta da quella pace che la fede ci insegna a sperare.
E mentre ascolto dentro di me le note di Dolce sentire, torno con il pensiero a quella notte, alla tua mano nella mia, alla preghiera sussurrata nel silenzio.
Il dolore della tua assenza non se ne andrà mai del tutto. Ma nemmeno l'amore.
Perché una mamma non smette di essere mamma quando chiude gli occhi. Diventa memoria, radice, voce interiore. Diventa una presenza invisibile che continua a camminare accanto ai propri figli.
Buon viaggio, mia cara e dolce Angelina.
Sei stata una madre meravigliosa, una donna forte, una testimone di fede e di amore.
Per me sarai sempre il mio angelo.
E oggi, 4 ottobre, mentre il mondo celebra San Francesco d'Assisi, io celebro te: la tua vita, i tuoi sacrifici, il tuo amore infinito.
Che San Francesco ti abbia accompagnata alla luce. Che il tuo abbraccio abbia ritrovato quello di Nello. E che, da lassù, tu possa continuare a vegliare su di noi.
Ti amo, mamma. Oggi, domani e per sempre.
La tua Mena. ❤️
