AL MIO AMORE NAPOLI,
CHE OGGI COMPIE 2.500 ANNI (O FORSE DI PIÙ)
(Jennypranz)
Oggi Napoli, secondo la voce degli studiosi, spegne 2500 candeline. Secondo altri, è ancora più antica. Ma, a dirla tutta, ciò che conta davvero non è il numero. È la sensazione. È il brivido di sapere che camminiamo sopra una città che è viva da millenni, che respira storia, che ha il battito più intenso del Mediterraneo.
Napoli non si descrive, si sente, non è una città comune è un bellissimo Regno. È la voce rauca di un vicolo e l’eco immortale di Virgilio. È Partenope, sirena ferita, che ancora canta. È la città che piange e ride nello stesso modo secondo. Dove la bellezza non è mai pulita, ma vera.
Chi mi conosce, sa quanto la amo. Per i suoi paesaggi disarmanti, per il silenzio sospeso che si avverte a San Martino guardando il Golfo, per i colori accecanti di Spaccanapoli, per i sapori che escono da una finestra, per la sua lingua che non è un dialetto ma un’arte.
La amo per i colori della sua squadra, che è più di una squadra: è fede, passione, romanzo popolare, psicologia collettiva.
La amo per i napoletani migliori, quelli che ti aprono casa, cuore e pure il frigo. Quelli che ti guardano e hanno già capito tutto.
Oggi mi emoziona pensare di poter dire:
Buon compleanno, Napoli.
E che sia una dichiarazione d’amore a cielo aperto, perché non esiste altro posto che mi faccia sentire vivo, romanticamente amato e a casa.
Come scrisse Goethe:
«Vedi Napoli e poi muori.»
E io aggiungo:
...ma prima amala, difendila, rispettala. Perché Napoli non è solo una città. È una condizione dell’anima.
